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December 22nd, 2009

Jeck Leppard

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Il prevacanza, quei giorni di dicembre o di giugno quando non hai più niente da fare, niente che non possa essere rimandato a dopo; e vai a scuola con indolenza, per abitudine, tanto le interrogazioni sono finite e al massimo può capitarti la festa di Natale o la guerra coi gavettoni; e sta per scattare il momento che sogni da mesi, quei giorni di libertà piena e incontrollata, di possibilità illimitate, di futuro purissimo; e però in un angolo della tua mente sai già che il futuro non sarà così puro, le possibilità non così illimitate; che avrai a che fare con parenti pallosi, regali mediocri, tempo cattivo, amici crudeli, ragazze impossibili; e soprattutto che le vacanze finiranno troppo presto, e toccherà mettersi sul serio a lavorare, a studiare, a capire cosa fare nella vita; ma anche questi pensieri fai presto a rimandarli perché in fondo, tecnicamente, non sei ancora in vacanza, e quindi hai il diritto, e in un certo senso persino il dovere, di non fare nient’altro che aspettare.

C’è gente capace di vivere tutta la vita così.

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due passi nel bianco )

December 21st, 2009

So che sono mesi che non mi faccio sentire, ma ho avuto da fare.

In ogni caso devo ufficializzare quello che pochi per ora sanno, ovvero che entro Marzo diventerò propietario di un grazioso mutuo sito a Genova. Non dovrò più fare un'ora e mezzo di viaggio per andare a lavoro, e ne sono molto felice.

Un grazie particolare a maffa e a questo suo fondamentale post. Non ho messo in pratica tutto quello che c'era scritto, ma mi è stato ugualmente utilissimo (e l'ho stampato e distribuito in ufficio, sappilo).

Ci si risente fra qualche mese per festone inaugurale.

emma dante

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The year in photos:
- part 1
- part 2
- part 3

The decade in photos

December 19th, 2009

meraviglia&stupore

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E ancora litighiamo, su questa nostra Terra.
Consideratelo un pre-augurio di Natale.

un cazzo di freddo

un'ora e tre quarti da milano a firenze. ho preparato una presentazione perché oggi pomeriggio ho una riunione delicata.

parole pesanti, attenzione ai dettagli, ripeto fra me e me quello che devo dire e quello che non devo.

ho alzato gli occhi al finestrino: è tutto compostamente bianco: la pianura e il cielo.
che stomaco piccolo.

a firenze s'arriva da una galleria che spunta direttamente alla stazione di castello, neanche quaranta minuti da bologna.
vorrei anche vedere, con quello che costa.

squilla il telefono mentre sto per scendere: raffaella dalla banca.

"ciao grande!" mi saluta così, la consulente business. non è un buon segno, ve lo immaginate: dov'è la deferenza? ma io sono un signore buffo, ci si può prendere certe confidenze talvolta.
"dove stai? è arrivato un pagamento strano sul tuo conto: che è?"

"ora a firenze. m, dev'essere il leasing dei computer"

"ah ok, allora lo passo. qua nevica, ha fatto la neve a milano? come va?"

"mah, ho fatto il viaggio col naso al finestrino. sto che sembro živago, dentro e fuori"

(credo di aver addirittura detto živago con la ž)

"..."

"...la pianura bianca è di una malinconia struggente".

"..."

"diamoci un contegno raffaella, a te le posso dire queste cose, sei un contabile: mica sentimenti."

si volta la giovane signora quadrettata in burberry's, mi guarda curiosa.

"pasternàk", aggiungo guardandola e chiudendo la comunicazione.

fa finta di niente.

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Sentire un artista rap di Stoccarda dire follia l’abitare in una città dove si conoscono tutti e la mattina le donne puliscono la strada di fronte a casa propria, per apprezzare invece la realtà, più complessa, certo per versi apprezzabile, di decennale, forzata convivenza con la violenza di Beirut.
È questo il modello del terzo millennio?

Mentre rinuncio a pensarci, vi comunico che siamo a meno cinque, cioè siamo a meno quattro ma ne mancan cinque.
E che anche qui il presente è piuttosto bianco (e nel futuro prossimo gli antigelo in bottiglia saranno ahimè una opzione ineliminabile).

December 18th, 2009

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Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse visto la terza serie di Boris.

vendonsi

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continua )



per info: pattypiperita chiocciolona gmail puntino com


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Bravo Giacalone

Riportiamo la Giustizia sui binari, almeno quella dei giudicanti, che già mi girano le palle per come la trattano i media.

December 17th, 2009

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Una settimana.
Anche lj ha il logo.

Devo darmi da fare per reintegrare l'umore. Ci vuole un po' di Bach.
E brani natalizi, a valanga.

letture

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Parliamo pure della buona salute mentale di Van Gogh il quale, in tutta la sua vita, si è fatto cuocere solo una mano e non ha fatto altro, per il resto, che mozzarsi una volta l'orecchio sinistro, in un mondo in cui si mangia ogni giorno vagina cotta in salsa verde o sesso di neonato flagellato e aizzato alla rabbia, colto così com'è all'uscita dal sesso materno. E questa non è un'immagine, ma un fatto abbondantemente e quotidianamente ripetuto e coltivato sulla terra intera. Ed è così, per quanto delirante possa sembrare tale affermazione, che la vita presente si mantiene nella sua vecchia atmosfera di stupro, anarchia, disordine, delirio, sregolatezza, pazzia cronica, inerzia borghese, anomalia psichica (perché non l'uomo, ma il mondo è diventato un anormale), di voluta disonestà ed esimia tartuferia, di lurido disprezzo per tutto ciò che mostra di avere razza, di rivendicazione di un ordine fondato interamente sul compiersi di una primitiva ingiustizia, di crimine organizzato, insomma.




questo


non è mai troppo tardi per conoscere il genio di antonin artaud.

December 16th, 2009



ancora un po' di pazienza...

e tre

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Memorabile Giacalone: Da Pallante a Tartaglia

Splendida analisi. Elabora in crescendo, una meglio dell'altra.
E si: concordo su tutto. Ma che ve lo dico a fare.


UPDATE: e due, al prezzo di uno. Che dicevo? Uno meglio dell'altro.

December 15th, 2009

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Non so perché, ma la sto prendendo sul personale.
sento la mia dignità calpestata nell'apprendere questa novità editoriale

mi sento come se mi avessero sputato in faccia.
mi sento presa in giro.
mi sento demoralizzata.

che senso ha far parte di una società che non mi rispetta?

....
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Ieri sera giro su RaiStoria. Stanno mandando un programma andato in onda quarant'anni fa, un ritratto di un greco che nemmeno ho capito molto bene chi fosse, credo un ministro esiliato dalla giunta dei Colonnelli. Sotto passa una scritta: "ascolti: 5.000.000". Cifre da grande fratello, da prima serata, per un documentario, naturalmente in bianco e nero, naturalmente pallosissimo, su una figura in fondo di secondo piano della politica e della cultura internazionale.

Prima osservazione, di getto: ah la tv di una volta. Certo, c'era il monopolio, c'erano solo due canali, però in mancanza di meglio cinque milioni di persone restavano davanti alla tv e imparavano qualcosa della politica e della cultura internazionale.

Seconda osservazione, dieci secondi dopo: ma questa tv educativa non doveva produrre una generazione un po' più interessata alla politica e alla cultura internazionale? Che poi trasmettesse almeno un po' di questo interesse a figli e nipoti? E allora com'è che appena hanno potuto hanno girato tutti sui canali che gli davano tette e culi?

(no subject)

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1984

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